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Scoprire la fibra

Il polipropilene – sigla tecnica PP – è un polimero, dal greco molte parti, scoperto dallo studioso Prof. Giulio Natta che, con il Tedesco Karl Ziegler, sono stati insigniti nel 1963, del premio Nobel per la chimica.


Prof. Giulio Natta

Formula chimica del Polipropilene

Come si può vedere dalla fotografia dell'11 marzo 1954, sopra riportata, il Prof G. Natta, direttore dell'Istituto di Chimica Industriale del Politecnico di Milano, ha annotato sulla sua agenda “fatto il Polipropilene”.

Qui si apre una strada alla ricerca delle sue applicazioni in vari campi.

Il primo campo di applicazione di questa fibra è nella pavimentazione tessile o moquettes, per la sua alta resistenza all'abrasione, il non assorbimento dello sporco, di liquidi e macchie, la facilità di lavaggio e la resistenza dei colori.

Inizialmente la fibra in PP fu esclusa dal settore abbigliamento per le sue impossibilità nel tingerla, stirarla o lavarla a secco.

Fu proprio nel 1986 che l'ing Fernando Scotti, con la sua perspicacia, intravide la funzionalità di questo polimero.




Ing. Scotti


Dagli studi e dalla ricerca da lui effettuati presso la Filatura e Torcitura di Delebio, poi sviluppati presso la Reziafil, azienda creata espressamente per la sperimentazione e commercializzazione del PP; si presentò al Congresso Internazionale delle Fibre Tessili, che si svolge a Dorbin (Austria) ogni anno, con una relazione all'avanguardia:

“FILATI IN PP A BAVE SOTTILI, TINTI IN PASTA E TESTURIZZATI”




Conferenza di Dorbin






Ora cerchiamo di spiegare come l'Ing. Fernando Scotti arrivò alla realizzazione di questo filato.

Il PP è un polimero, a cui vengono aggiunti dei pigmenti colorati (tinto in massa) per ottenere un filato che non scolorisce.





Filo di PP

Pigmenti di colore Polimero di PP


Il polimero viene trasformato dallo stato solido a quello liquido-viscoso per mezzo di fusione.


Filatura mediante fusione Sezione di un filo di Polipropilene



Come si può vedere la filiera è un disco di metallo che presenta un certo numero di fori, di un diametro ben definito. Questa fase si chiama estrusione.

Una volta che il polimero esce dalla filiera, viene solidificato, formando tante singole fibre dette filamenti o bave.






Per la realizzazione di questo procedimento, alquanto laborioso, l'Ing. Scotti studiò, realizzò e brevettò una
linea a ciclo completo di stiraggio e testurizzazione che nessuno fino ad ora, è stato in grado di riproporre.


Progetto linea di testurizzazione del PP

Ing. F. Scotti



A distanza di anni, LIOD segue le linee guida basate sugli studi dell'Ing. F. Scotti e della Dr.ssa M. Scotti, naturalmente non solo migliorando la ricerca con gli strumenti a disposizione oggi, ma sempre attenti alle innovazioni in campo tessile per poter essere all'avanguardia con un tessuto sempre più tecnico.

E' per questo che il prodotto LIOD è diverso da tutti quelli che hanno cercato di imitarlo!


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